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L'infanticidio della ricchezza

diario 20/11/2017


Una percezione emotiva, tempo necessario per cadere rapidamente nel dimenticatoio. L'aumento leggero del PIL italiano, nella lettura scarna, è poco più di uno slogan enfatico ed illusorio. Dimenticare il -10% della ricchezza nazionale dal 2008 e leggere le stime di Banca d'Italia ed ISTAT, presuppone cattiva volontà a riconoscere l'impoverimento della nazione.

L'ottimista ad oltranza, riterrebbe il dato incongruo per la mancanza del sommerso pari ad 1/3 del PIL. Circa 540 miliardi non redistribuiti.

Ad esser obiettivi, i fallimenti bancari hanno la retrospettiva certa di controlli poco pervasivi o tolleranti. Ma l'indice andrebbe sollevato anche per l'impossibilità ad accedere allo strumento del prestito per aziende e privati.

Le contumelie rapide prosciugano l'effetto nel grafico 2005/15 della ricchezza in Italia.

Parametri fissi due:
  • una nazione sempre più vecchia ed avara di nascite;

  • impoverimento accentuato per le nuove generazioni.

La povertà assoluta è più che raddoppiata nell'ultimo decennio: dal 3,7 al 7,8%; leggera discesa per gli ultra sessantacinquenni. L'apicalità inquietante concerne gli under 17: la povertà è schizzata dal 4 ad 11% con crescita vicina alla triplicazione! La fascia 18-34 palesa una differenza decennale di 7 punti percentuali: dal 3 al 10%.

La fetta più ampia della popolazione, si compone nel range 35-64 anni. La povertà assoluta sale dal 2,3 al 7,6%. Povertà assoluta, significa bisogni ritenuti essenziali e le risorse necessarie per il soddisfacimento. Sterilizzare la ricchezza per gli over 65, indebolire la crescita per le fasce ricomprese da 0 a 64 anni, condanna l'Italia ad una nebulosa nel firmamento UE.

Gli incentivi sulle nuove nascite nascondono un'insidia: finito il contributo, la sostenibilità minima di una famiglia è plausibile?

(20/11/2017)

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TEMPESTA PERFETTA

diario 15/10/2014


"Tempesta perfetta" non è un fenomeno meteorologico e neanche un film del 2000. Lo schiaffo odierno della Grecia, ha bruciato 276 miliardi di euro e precipitato nel baratro anche Wall Street. Lo spread italiano è salito di oltre 20 punti. Torniamo indietro al 2011: banche tedesche esposte sul mercato greco ed attacco speculativo all'economia italiana. Il carburante scende alla pompa. Ma c'è da stare poco allegri guardando indietro.

(15.10.2014)

DIRITTO DI RAPPRESAGLIA

diario 30/8/2013

 

 

La rappresaglia è prevista dal Diritto internazionale con tutte le limitazioni che ciò comporta. Disciplina complessa perché:

- il limite dell'applicazione del Diritto internazionale è nella volontà delle varie nazioni ad obbedire ad una disciplina sovranazionale;

- buona parte dei paesi occidentali, pur avendo recepito la disciplina internazionale, di fatto sono i primi a violarne le relative norme (Stati Uniti vs. ONU in testa);

- la rappresaglia non è commisurata all'offesa subita.

Sarebbe interessante comprendere perché l'Italia è uno dei primi finanziatori dell'ONU e, di contro, una delle prime nazioni a non avere una pari dignità con gli altri paesi grandi finanziatori.

Forse anche l'ONU, come in precedenza la Società delle Nazioni, ha fatto il suo corso e non ha alcun senso definire quest'organo come "governo mondiale".

I palestinesi di Hamas (mi limito all'ultimo episodio), hanno lanciato da Gaza un missile su Tel Aviv. La rappresaglia israeliana dovrebbe essere proporzionale al torto subito come da diritto internazionale.

L'operazione, chiamata enfaticamente "Pilastro di difesa", ha prodotto una reazione su Gaza assolutamente spropositata. 39 palestinesi sono morti (anche bambini) in poche ore.

L'Egitto finge di indignarsi a livello istituzionale ma prende milioni di dollari dagli Stati Uniti.

Obama "appoggia" l'iniziativa israeliana ma auspica una soluzione del conflitto. Le lobbies ebree americane sono talmente potenti da condizionare la politica interna ed estera di un presidente statunitense. Basta guardare le donazioni elargite ad ogni campagna elettorale.

Ci vorrà molto tempo e tanti tanti morti per dare una pari dignità ai palestinesi di Gaza e Cis-Giordania.

Gli ebrei attesero secoli, dopo la diaspora e milioni di morti, per avere la loro terra nel frattempo rivendicata da altro popolo.

Anche i libici (facendosi beffa dell'Italia e delle disposizioni internazionali), sequestrano i pescherecci italiani in acque internazionali chiedendo un riscatto. Per quel che mi consta, non lo faceva solo Gheddafi ma anche l'attuale governo filo occidentale. Andate a chiedere ai libici (ma potrei citare tanti casi sparsi per il mondo) cosa pensano del Golfo della Sirte e della competenza territoriale.

Quanti morti ancora prima che palestinesi, curdi, tibetani eccetera godano dell'autodeterminazione?

(17.11.12)

                                                                 @MimmoChianura

 


 

 


TITANIC ITALIA

diario 31/7/2013



L'Italia è un paese post-industriale o deindustrializzato? Dicotomia di non facile lettura.

Nel primo caso, il processo coinvolgerebbe tutto l'Occidente con abdicazione totale verso i paesi emergenti? A dare una visione completa, la risposta involge verso la negazione. Tuttavia, la redistribuzione della ricchezza, almeno verso Cina, India, Russia, Malesia, Messico,Turchia e Brasile, sposta il baricentro economico-finanziario e rende meno omogenea la povertà in questi paesi pur tra contraddizioni fortissime.

Progressivamente l'Occidente sta completando il ruolo di fulcro portante, esaltando le culture emergenti vocate dai paesi neo ricchi. Esaurito il ruolo di primato, aleggia l'avvitamento nichilista orientato al disvalore anche etico. Europa, Canada e Stati Uniti, seppur con sfumature diverse, sono incamminati in questo iter irriducibile. Corsi e ricorsi della storia a rincorrersi impudicamente.

L'Italia in questo percorso, è molto più avanti. La vendita di pezzi pregiati delle imprese pubbliche, ha creato una desertificazione che parte dai lontani anni '80. L'industria chimica venduta a multinazionali come le società di telecomunicazioni e manifatturiere. Senza andare troppo a ritroso cito: Edison, Wind, Omnitel (in progresso Vodafone-Omnitel) e Parmalat. Per non parlare dei marchi del lusso, finiti in mano a finanzieri francesi. Un regime di reciprocità, assolutamente dovuto, mai è stato applicato a favore delle aziende italiane. Vendere credibilità, di contrasto allo sciovinismo francese e dirigismo tedesco, salvo eccezioni di Generali ed Unicredit, è gioco da allibratori incalliti.

Il Sistema Italia, nella sua infinita agonia, vanta altro primato: il sistema produttivo è radicato sul territorio a macchia di leopardo e frammentato in piccole e piccolissime imprese. E tra queste, tante sono a conduzione familiare.

Soccombere o sopravvivere ai competitors internazionali attraverso una strategia obbligata?

Le soluzioni sono due:

1) procedere a razionalizzazione del sistema previa ricomposizione del tessuto industriale in entità imprenditoriali di maggior respiro;

2) sistema integrato a rete tra attività imprenditoriali affini.

Il punto 1) ha una sua inattuabilità, almeno sul breve-medio termine, e nessun governo dall'Unità in poi ha messo becco per varare una riforma strutturale del sistema industriale.

Sul secondo punto, qualche timido intendimento di creare una politica di indirizzo per rete integrata tra imprese c'è stato. L'ultimo è del Governo Monti. Anche Confindustria condivide questa politica d'indirizzo tramite RetImpresa. A fare gruppo non è facile e la rete sembra più escogitazione del druido di turno incapace di modificare uno status quo ante ormai elevato a modus vivendi. Sistema a rete, per inciso,applicabile in modo particolare per azione estera.

L'industria italiana esiste ancora dunque ma è polverizzata in migliaia di PMI. Una “crisi di sistema”, acuita da una congiuntura economica internazionale partita nel lontano 2007 con i mutui sub-prime statunitensi ed i titoli spazzatura (junk bonds) frutto di cartolarizzazione della finanza creativa. Le nostre imprese, “vessate” fiscalmente dai Governi Berlusconi e Monti (si analizzino, all'uopo, i dati pubblicati di recente da SVIMEZ), hanno perso rapidamente appeal riducendo fatturato e ricorrendo alla cassa integrazione nel migliore dei casi.

Il sistema impresa Made in Italy sconta altro primato per nulla invidiabile: l'eccessiva esposizione bancaria che orienta l'imprenditore al vincolo finanziario. Tolto quasi del tutto il reato penale del falso in bilancio, è applicabile il gioco del baro alla stregua di un giro di poker. Se va bene, e la banca tiene bordone, l'azienda rimane a galla. Vincolo anomalo e stretto tra impresa e banca. Nessuna sorpresa trovare partecipazioni bancarie in grosse società e relativi incroci azionari ad hoc per blindare il controllo. Enrico Cuccia con la sua Mediobanca, costruì la “Galassia del Nord” giostrando in questo modo.

Fisco elevato e mancata competitività sono stati fattori di robusto riordino della compagine industriale del Bel Paese. Un dato superbo del quinquennio 2007/12, vuole la produzione manifatturiera scesa ai valori del 1990. Almeno 35 imprese ogni giorno chiudono partita IVA.

Resistere sul mercato significa due cose:

1) segmentarsi in settori di nicchia e di target alto;

2) delocalizzare all'estero.

Nella produzione del lusso, l'Italia non ha eguali al mondo ma basta questo a salvare impresa e creare nuovi posti di lavoro?

Per tempo, molti imprenditori sono “fuggiti” delocalizzando in Albania, Romania, Thailandia eccetera. Basso costo della manodopera, orari di lavoro incontrollabili, autorità locali corrotte fanno la chiusa per rimanere sul mercato.

Un processo di ripresa, seppur debole, dell'economia è stimabile per il 2014, salvo nuove ed imprevedibili congiunture negative. L'Italia saprà uscire dalla spirale negativa, oppure è in atto un graduale inabissamento del nostro sistema industriale? E' importante distinguere la crisi dall'anomalia imprenditoriale. A me pare, e chiudo, che l'una faccia pendant con l'altra almeno in Italia.

(31.07.13)

                                    @MimmoChianura   @AgenziaChianura   

EVASIONE FISCALE 2012

diario 23/3/2013



Il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino al forum di Cernobbio ha dichiarato: “Le dimensioni dell'evasione fiscale è stimabile in 120-130 miliardi di euro e ciò colloca il nostro Paese ai primi posti della graduatoria internazionale...un primato non privo di implicazioni in una realtà...con una elevatissima pressione fiscale sui contribuenti onesti e con l'alto livello del debito pubblico”.

Continua Giampaolino: “L'allargarsi della zona franca dell'evasione fiscale, conseguenza diretta ed indiretta dell'illegalità, produce effetti distorsivi sulla distribuzione dei redditi e della ricchezza ed altera il funzionamento della libera concorrenza”.

Le parole del presidente della Corte dei conti, arrivano pari pari il giorno successivo alla diffusione dei dati sulle dichiarazioni dei redditi 2012.

Un breve sunto:

  • il 7% dei contribuenti italiani ovvero 3 milioni di persone ha dichiarato un reddito massimo di mille euro;

  • 390mila di questi “indigenti” hanno imponibile 0 ed altri 180mila denunciano reddito negativo;

  • 41,3 milioni di contribuenti con la metà di questi che non arriva a 15.723 euro anno;

  • nel 2012 la GdF ha scoperto 8617 evasori totali con reddito occultato pari a 22,7 miliardi di euro.


La pressione fiscale nel corso del 2013 sfonderà il muro del 45%.


(23.03.13)

                                                                                   Mimmo Chianura - @MimmoChianura