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La detenzione e la caduta

diario 19/3/2018

Il mainstream PD nell'indice del giudizio elettorale. Di suo, Renzi ha imposto la verità come nella migliore maieutica greca; di proprio, il pensiero era circolo ristretto di idealità inconfutabile, universale non sottoponibile al dibattito: io penso, io sono l'esclusivo, sono la realtà e la “mia” coscienza personale promana in giudizio collettivo. Il fenomeno...fenomenico nella tradizione della dottrina solipsistica. L'assunto della “rottamazione” posto come concetto oscillante tra l'oblazione della classe dirigente piddina e l'invocazione di un liberismo strusciato nella tradizione socialdemocratica europea. Lui, il tuttofare, ad intercapedine nel cuscino d'aria ad armonizzare le spinte contrapposte. Renzi, tuttavia, produce la continuità di una contraddizione nel think tank post-ideologico del partito di via Sant'Andrea delle Fratte. L'antinomia nella dipendenza del fascino clintoniano alternato all'attrattiva per Tony Blair. L'albero innestato chiamato PD sintesi del laboratorio cattocomunista. Veltroni persuaso dell'utilità americana e kennediana, una divulgazione del pensiero in salsa italiana a radicare un partito post ideologico definito “nuovo” al Lingotto.

Non poteva funzionare. Un albero senza radici (ideologiche) trae linfa e sviluppo da cosa?
L'Ulivo prodiano era un'idea astratta ma definì un cartello, un gigantesco piano elettorale compromesso dalle forze della coalizione. L'intuizione del professore bolognese, arguta nella tessitura, generò un mostro bicefalo! Deflagrato il Muro di Berlino, il piano assuntivo della sinistra occidentale doveva rigenerarsi nella ricerca di un'area antagonista. Reagan e Thatcher, tra deregulation e macelleria sociale lasciati alle spalle. Tuttavia, l'ampiezza dell'economia liberista esercitava culto e sviluppo.
Le dimissioni di Veltroni, datate 2009, non furono atto estemporaneo per la sconfitta alle Amministrative sarde, il sunto emotivo di una disfatta personale, l'obiezione della Direzione. Nella sua sensibilità, Veltroni aveva inteso esaurito un ciclo.
Il PD era il detentore dell'heritage (patrimonio culturale) di PCI e DC. Deposito fattosi sottoscala trasceso in cantina umida. L'umidore crebbe in tanfo acre aleggiando il “Partito della Nazione”, volume di sintesi tra socialismo, cattolicesimo sociale, liberismo e riformismo moderato. L'OPA è fallita con il pensiero unico. Nel mezzo c'è il vuoto. Il PD di area socialista e progressista non c'è. La sinistra socialista è tramontata in Italia, in Europa. E' prevalsa l'affermazione di un populismo intransigente di marca leghista ed una forma ricercata di dialogo di M5s. L'ossimoro pentallestato è stato vissuto tra l'istituzionale, conciliante e rassicurante figura di Di Maio nel converso della fluente dialettica para-istituzionale di Di Battista. La Lega di Salvini ha sottratto temi sensibili concimandoli con lo strumento più efficace: la pancia emotiva dell'elettorato.
Issato il ruolo del pensiero inetto, la sbornia del 2014 è passata nella sequela di errori: abolizione dell'articolo 18 (nel privato), Jobs Act, l'Equitalia del maquillage nominale con sostanza intatta, la vessazione del canone Rai nella bolletta energetica, aiuti statali per le banche, crescita minimale del PIL con consumi al ribasso.
Riflettendo di diritti umanitari, accoglienza, diritti civili il PD è colato a picco. Il cannoneggiamento welfare, pensioni e diritti sociali sapeva di pruriginosa sostanza per M5s e Lega.

                                                                                                  mimmochianura.it

(19/03/18)

HABEMUS PAPAM

diario 29/12/2013

  

Il cardinale protodiacono ha pronunciato la celebre "habemus papam". L'annuncio cerimoniale è ufficiale: il Vaticano ha benedetto in giornata la salita del professor Monti nell'agone politico. Il cinguettio è arrivato su Twitter la notte del 24 dicembre. Insomma Monti comunica come navigato blogger. Da qualche parte si nasce, da altre si ascende senza...perifrasi!

Lista unica o liste varie, il responso dei sondaggi cambia poco. Il senatore a vita viaggia tra il 20 e 21%. Il movimento "Agenda Monti" allo stato è il secondo partito/coalizione dietro al PD.

L'associazionismo cattolico, imprenditoriale e liberale cavalca un cavallo ormai al trotto febbrile. Il professore riserva di scegliere tutti i candidati nella massima indipendenza. Casini e Fini approveranno? Montezemolo nicchia e lavora sottomano.

Monti tuttavia dimentica una cosa: la legge elettorale, alias porcellum per i leghisti, renderà ingovernabile (o quasi) il Senato. Muzio Scevola non metterebbe la mano sul fuoco neanche per la Camera.

Altra presunta dimenticanza del professore sta nella probabile vittoria della coalizione PD-SEL e con minimo apporto anche dell'area socialista.

Governerà Monti o Bersani? Accordo pre o post-elettorale o caos assoluto?

In questo frangente Pdl e M5s sono in caduta libera. Dalle stanze vaticane rieccheggia l'eco "Annuntio vobis...".

 (27.12.12)

                                                               @MimmoChianura

LA LECTIO COSTITUZIONALE

diario 23/4/2013


RE GIORGIO - Una vera e propria lectio di diritto costituzionale di Giorgio Napolitano alle Camere riunite. Passato il tempo dello studio, sul manuale di Pietro Virga, ieri mi sono accomodato per ascoltare il discorso del Presidente con piglio attento del discente. I più applaudivano, nella (mia) netta sensazione di ampio cambiamento epocale dove “loro” non erano artefici ma bensì semplici fruitori del pensiero presidenziale. Nulla è più evidente della involuzione politica attuale e capace, esclusivamente, nella sua catarsi di generare il movimento grillino. Si scalpita a destra ed a manca con il doppio fine di riservarsi ancora un posto di visibilità oppure di dare sfogo alla bramosia di potere bruciando le tappe. L'Icaro ambizioso rischia la demenza e lo schianto relativo.

I FRANCHI TIRATORI – Romano Prodi avrà tempo per salire al Colle ma consumerà, nell'attesa, il piatto freddo della vendetta. Sa aspettare il professore. Non mancherà l'opportunità di tendere l'imboscata a Massimo D'Alema ed aficionados. Trincerarsi dietro l'indignazione dello “stare fuori” è il segno più evidente della mancata indicazione ai “suoi” di votare Prodi. Poteva farlo il “lider maximo” ma non l'ha fatto. Quale prova più evidente! Orfini ed i giovani turchi con contorno degli antichi popolari hanno finito di imbandire la tavola. 101 sono stati i franchi tiratori del PD.

MODERAZIONE CONTAMINATA – Mario Monti ha costruito la carriera con capacità ed applicazione del metodo. Ovvero con l'assonanza della prudenza. Il bocconiano di ferro, ha svenduto tutto l'acume saggio “salendo” in politica attratto dalle megere tardo democristiane ed aennine. Erede certo di Napolitano, rapidamente ha contaminato l'immagine ferrea con la compromissione politica. Rimane una risorsa per il futuro dell'Italia con un ruolo defilato.

L'ARDIRE NELL'ECCESSO – Il M5S sta esaurendo la sua funzione nel laboratorio Italia. Raggiunto l'apice nella rottura dialettica del grido sinistro “Tutti a Roma!”, Grillo, nella mancanza di una proposta da condividere nell'emiciclo parlamentare, ha finito per stancare un po' tutti. La mazzata presa ieri in FVG, è il passaggio obbligato verso la riflessione. L'elemento propositivo deve avvenire nel rispetto delle istituzioni e della costituzione italiana. Il dietrofront clamoroso di sabato, voluto fortissimamente dalla Cancellieri, è un indizio ad evitare l'eccesso. FN, non si è fatta pregare per scendere in piazza. Idem per i centri sociali di CasaPound. Le esternazioni disgustose rilasciate ai giornali esteri, sono la prova provata di semplificazione e superficialità. L'intervista al tedesco Bild pubblicata oggi acclara la tesi. L'ultimo sondaggio web, ha visto la partecipazione di poco più di 28mila persone.

PD – Dopo Monti, anche Matteo Renzi, preso da fulgore mediatico e delirio di onnipotenza, aspira a diventare premier di “coalizione", "governissimo", “larghe intese” od altro formulario dell'astratta alchimia politica. Saggiamente, rimarrei al suo posto fuori a questo giro, raccorderei la dialettica al pensiero e...farei tanta opera di umiltà. Una volta tanto gli italiani non direbbero: "Toh un altro istrione toscano!" Nei giorni scorsi il conte Mascetti interpretato dal de cuius Tognazzi è tornato in auge con la celeberrima “supercazzola”. Matteo Renzi docet?

(23.04.13)

                                                             Mimmo Chianura - @MimmoChianura




CONTRIBUTO AL NUOVO SISTEMA ELETTORALE

diario 5/3/2013


Ad urne chiuse, e nella necessità di attendere le consultazioni di Giorgio Napolitano su scenari (im)percorribili di nuovo governo nella opzione tecnico/politica o di prorogatio di Monti, molti soloni (non solo universitari) delineano i tratti del nuovo sistema elettorale nel rischio (in)fondato di un redivivo Porcellum. Eccedo in parentesi per chiari e labirintici dubbi.

L'orientamento preminente, disconoscendo completamente l'unicum italiano, indirizza l'attenzione sul sistema maggioritario uninominale a doppio turno. Pari pari il sistema francese senza alcuna opzione.

Dissento dall'ipotesi per una serie di ragioni.

Il sistema proposto, non necessariamente riduce la miriade di partiti alla stregua del rigorismo anglosassone. Il collegio uninominale comprime i competitor a 2. Il vincitore, ovvero il più suffragato (anche nella variante del turno secco) a seguito di ballottaggio, ricava il titolo di onorevole. Nella fattispecie, il listino bloccato a soggetto specifico configura un continuum col famigerato Porcellum. Gruppi di pressione, agirebbero in modo specifico nel collegio su un determinato candidato definendo, mi pare, una vittoria aprioristica grazie alle ingenti somme di danaro profuse.

Un piccolo partito, poco presente a livello nazionale ma estremamente forte in collegi locali, destabilizzerebbe l'operato parlamentare.

Il cane si morde la coda due volte. I collegi ampi, favoriscono i grandi partiti dalle ingenti disponibilità elettorali. Nel micro collegio, il modesto partito quota rischio di consenso ampio pur nell'esiguità delle risorse.

Aggiungiamo una diversa discriminante: la tipica riottosità italiana per il secondo turno mancando una vocazione storica a recarsi nuovamente alle urne a distanza di 7/15 giorni.

Perché illustri professori universitari sponsorizzino il sistema “alla francese” senza dovute e più valide opzioni, sfugge alla mia personale interpretazione.

Sofia Ventura (@Sofiajeanne), già promotrice del movimento finiano prodromo di Fli e poi renziana, se non nel riconoscimento reciproco, almeno negli intenti unilaterali, patrocina sul micro blogging, e con estrema determinazione, il sistema uninominale francese a doppio turno.

Non siamo più depositari della culla del diritto. Tuttavia molti istituti di diritto romano vivono nella lungimiranza delle codificazioni civilistiche contemporanee. Azzerando la fertilità creativa italiana anche nella disciplina giuridica, coniamo l'idea di un servilismo intellettuale a chi non dobbiamo nulla!

Niente vìola all'opportunità di abdicare e di prostrarsi ad altro sistema elettorale. In questa selezione “elettiva” il sistema australiano desta attenzione.

L'elettore di un determinato collegio vota tutti i candidati, stabilendo una graduatoria di merito. Mancando una o più preferenze la scheda viene annullata. Il vincitore di collegio è colui che supera il 50% dei consensi al primo turno. Il mancato quorum non ha scoraggiato il legislatore d'oltre oceano. L'ultimo arrivato cede i voti agli altri candidati. Mancando ancora il quorum è il penultimo a cedere i voti e così via.

Nel segreto delle urne, l'intento della volizione del singolo elettore si esalta democraticamente nella scelta del candidato.

Ponendo uno sbarramento rigoroso di coalizione al 10%, il sistema australiano “italianizzato” elimina la polverizzazione partitica, esalta i partiti maggiori e/o coalizioni più ampie e crea i presupposti di duratura governabilità.

Ottimisticamente, con i guardiani di M5S, è auspicabile sistema elettorale novato di esclusiva matrice italiana senza offesa della nostra appartenenza e della nostra storia.

(05.03.13)

                                                                   Mimmo Chianura - @MimmoChianura






TONNO AL PESTO SICILIANO

diario 9/1/2013



Lo scrivano domenicale, di cucina sa poco o niente mancando una sostanziale predisposizione alla fantasia e creatività. Mai letto il "Gambero rosso" con facile raggiro nel caso facessi la spesa.

La cronaca di questi giorni, ha richiamato l'attenzione della claque. Non è stato uno spettacolo da retrobottega, da compagnia di quart'ordine e da teatro di periferia. Da una parte il "one man show" e dall'altra un pubblico esigente: i siculi.

Due scuole di pensiero a confronto: l'indottrinatore calato da Genova con la saccenza da istrione consumato ed i siculi grandi lupi vestiti da finti agnelli.

Il presunto trionfatore di cesariana memoria, ha attraversato il nuovo Rubicone (Stretto di Messina) a nuoto con la pesante muta e nella possenza corporea. Il consenso era già schierato sulla riva di Cariddi. Cariddi che in vernacolo siciliano traduce "colei che risucchia".

Beppe Grillo alias "Beppuzzo", ha arringato le piazze con la sua verve astratta e poco musicale. Le orecchie pratiche, hanno sentito (non ascoltato) e millesettecento "minchia" non di stupore ma di comoda finzione hanno inflazionato il caldo autunno (non solo elettorale) della Sicilia.

Il fumus teorico in pesto verde genovese ed il pratico piatto al pesto rosso siciliano. Un mix impraticabile.

Non conosco bene la "Regione siciliana" ed i siciliani. Già nella definizione c'è la differenza acclarata (temo anche disprezzo) verso i "continentali". Ci tengono a distinguersi in tutto. Non leggerete da nessun'altra parte "provincia regionale siciliana". Criterio della differenza che non è solo istituzionale ma anche nel vigor pratico quotidiano. Anche in Sicilia, oltre ai celebrati forestali stimati in quasi 27.000 unità, troverete autostrade senza pedaggio perché le superstrade non esistono; solo a Palermo troverete manutentori di spazzaneve nel mese di agosto; solo ad Agrigento ed in altri musei siciliani troverete un custode comodamente seduto ogni 5 metri.

Beppuzzo, da Cesare colonizzatore, ha infiammato le piazze con le energie alternative e con le fibre ottiche per "connettere" perché "...la vera rivoluzione è stare connessi...". I siciliani ammiccano con sorrisino di chi la sa lunga.

Un vecchio proverbio siciliano recita: "Pigghia munnizza d'u tuo munnizzaru e se non ce l'hai accattala".

Andare in Sicilia con in tasca il pesto verde si torna in "continente" cotti in pesto rosso. I "cuochi" isolani hanno cotto tonno in pesto siciliano. Il refrain è questo.

(21.12.12)
                        MIMMO CHIANURA - @MimmoChianura

 

 

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DIARCHIA, AUTARCHIA O FLOP DEI GURU?

diario 6/1/2013




I processi ondivaghi dell'economia internazionale, graficamente riproducono una sinusoide con picchi cartesiani in scala -0 +0.

Il ciclo ha una lettura anche in chiave politica e, più in generale, nelle relazioni umane.

Apicalmente, nella vertigine dell'intelletto umano, vanno intese queste dissertazioni. La "second life" degli avatar, è solo impulso visionario di un futuro remoto. L'intelligenza di plastica e chip adombrata da Isaac Asimov è prematura.

Ogni processo revisionista (economico, politico, intellettuale ecc.), trova nello spettro delle ipotesi la figura del "guru".

Coloro che si fregiano del "titolo" usano un deterrente efficacissimo: non dicono nulla di nuovo di quel che si sa ma, attraverso l'efficacia della dialettica, determinano il "mito" dell'inerranza. Potrei citare i papi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Mahatma Gandhi, Steve Jobs (leggi Steve Wozniak), Bill Gates (leggi Paul Allen), Madre Teresa di Calcutta e tanti altri. Nella determina del calderone, aggiungerei anche i dittatori di ogni epoca.

La gneosologia e/o epistemologia,  di base "propina" la necessità della conoscenza e della divulgazione. Ergo: i guru attraverso la coazione dialettica impongono (come concetto relativo) l'attuazione del loro pensiero.

Il guru è una figura unipersonale o può essere bicefalo? Nel primo caso, i greci antichi ipotizzerebbero l'autarchia, nel secondo vale il concetto diarchico.

Questione di lana caprina? Non mi pare!

Il MoVimento 5 Stelle (M5S) è di Beppe Grillo e/o Gianroberto Casaleggio?

I guru "pensano" raramente di proprio e più spesso di pensato altrui.

Il pensante del pensato mi pare Grillo e Casaleggio il pensato del pensante. Autarchia spacciata per diarchia? Nell'uno e nell'altro caso, non trova casa la democrazia come esposizione plurima delle idee.

I paralleli brucianti con "L'Uomo Qualunque" di Guglielmo Giannini, cioè il "super partes" senza etichette ideologiche e partitiche, rieccheggia spesso per M5S. Se il concetto che muove il duo Casaleggio/Grillo gioca sull'impulso emotivo e di novità nella perdizione post-berlusconiana, una legislatura (la prossima) sarà levatura e canto del cigno.

Le crepe nel movimento sono sempre più evidenti. Il tappare la bocca sui mass media ad ogni grillino, inviare raccomandate di espulsione perché "non allineati" col pensiero del capo, escludere qualsivoglia tipo di democrazia interna, significa condannare il movimento alla sua naturale estinzione in breve tempo.

Nell'autarchia/diarchia di M5S, le correnti sono escluse. Sottobanco fanno occhiolino tre aree d'influenza: pragmatica, ortodossa e movimentista. La prima, più coriacea, flette verso un'autonomia seppur minima dal capo; l'area ortodossa, è dei duri e puri scevra da ogni dialogo sia a sinistra che a destra; la terza tende a sensibilizzare sui temi dell'ambiente e vicina ad un'area vendoliana o vagamente PD.

(14.11.12)                   MIMMO CHIANURA - @MimmoChianura

                                            



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