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PROVINCIA, AREA VASTA ED IL CONTRIBUENTE

diario 16/9/2014

A proposito di province alias area vasta. Mario Monti dette inizio alla fase di depotenziamento, esautorando le funzioni dei politici pur nel mantenimento delle competenze dell'ente. Un governo tecnico, per sua natura, ha vita breve e nulla potendo sul medio-lungo termine. Abolire le province comporta una riforma costituzionale e diversi passaggi parlamentari differiti nel tempo. L'astuto barbiere non rasò a zero la chioma, accorciò il capello in attesa di tempi migliori. 2014, s'insedia Renzi a Palazzo Chigi. Abolizione delle province e relativo risparmio stimato tra i 3 e 4 miliardi di euro in ottica teorica. La sostanza si discosta non poco dalle promesse renziane. Tutto il personale delle ex province deve essere necessariamente riassorbito con relativa retribuzione, accantonamento tfr eccetera. A ben vedere, del risparmio teorico rimarrà poco o nulla. Sarà il caso di porsi un quesito: le amministrazioni locali saranno in grado di coprire eventuali buchi di bilancio della nuova area vasta? La riforma del Senato, così com'è allo stato, prevede la soppressione delle aree vaste nel giro di un biennio ed il trasferimento delle competenze alle regioni. Atteso che tanti enti regionali sono disattenti od incapaci nella gestione dei fondi, è prevedibile inasprimento della pressione fiscale. Il contribuente regionale dovrà farsi carico di ulteriori oneri. Tanto valeva lasciare le province.

(16.09.2014)

Cottarelli e l'idea di spending review

diario 2/8/2014


E' interessante la relazione del Commissario Straordinario (alias "mister forbici") per la Revisione della spesa pubblica (spendind review). L'allego a queste poche note. Carlo Cottarelli, ritiene improprio utilizzare i tagli per copertura di operazioni future (almeno 1,6 miliardi per il 2015) a scapito di un graduale abbattimento della pressione fiscale "...perché la promessa di future operazioni di revisione della spesa non può essere accettata come copertura sul piano giuridico...". All'orizzonte niente di nuovo. Per dovere di cronaca una postilla: Cottarelli sarà sostituito da Yoram Gutgeld, israeliano naturalizzato italiano e deputato del Pd. Guardare la conferenza congiunta a Il Cairo tra Renzi ed il presidente egiziano Abd al-Fatta al-Sisi nella giornata odierna, profila anche un "non senso" nella politica internazionale. Renzi filo-americano con forte indulgenza ai massacri. La Mogherini, ministro degli Esteri, considerata dai paesi baltici filo-russa.

http://revisionedellaspesa.gov.it/blog.html


(02.08.2014)
                  

LA SCUOLA BOLOGNESE E L'EUNUCO INTELLETTUALE

diario 24/4/2013


La quientessenza del sublime, non impressa nella postulazione fisica, coarta la ragione dell'intelletto-dagherrotipo posto come argine alla propria capacità cognitiva e strategica.

L'abrasione, porta prurito ed il trattamento lenitivo corteccia cicatrice ovvero la memoria di una sconfitta.

Nella generazione metaforica v'è la foto (non più dagherrotipo) di assoluta inadeguatezza. La potente torre del pensiero comunista, sommersa nell'oblìo, elabora quel processo bruciante incapace di realizzare una catarsi. Abbattuto il totem-pensiero, la percorribilità stringe il sentiero nella catapulta riformista improntata al magma socialdemocratico o, di contro, alla concezione del “tirare a campare” acume di delizia dell'andreottiana memoria.

La foto, nel formato digitale, non invecchia sclerando giallore consunto. La “foto” del PD nell'indelebile attributo di evanescenza posta questa determinazione.

La “fusione a freddo” è fallace. Gli eredi di Berlinguer, gli eredi della “balena bianca” di Aldo Moro hanno fallito per l'incapacità a superare la barriera delle categorie ideologiche. Cautamente mi asterrei, per questione metodologica, a identificare Matteo Renzi fuori dal consesso categorico.

Il retaggio è rimasto ed è inoppugnabile. Il PD è un coacervo post-ideologico eunuco di un primato intellettuale e politico irrimediabilmente perso. Renzi, Orfini, Orlando, Serracchiani, Civati, Fassina latori della “new generation” quale relazione possono avere con PCI e DC? Ma il retaggio c'è e come! Bindi, D'Alema, Letta, Franceschini, Marini, Bersani e tutta la pletora lunghissima della vecchia guardia. Delimitato il proprio territorio chi smuove chi?

Faccio fatica a capire come si acconcia Fabrizio Barca con Renzi, quale sintesi si prospetti. Può essere che il PD soffra per mancanza di leadership post-ideologica? La direzione di ieri, rasentava l'elogio dell'ipocrisia. Calibratura millimetrica nella riedizione del “bisogna chiarire”, “bisogna discutere”, “stanare i franchi tiratori” ecc. ecc. . In streaming l'eccesso era castrato, ma a porte chiuse il processo ordalico di compunto fruirà ragione. La conventio ad excludendum di Bersani&C. è finita?

Nel proscenio di tinte fosche, immagino una nuova fase da strutturare in laboratorio. Un laboratorio vero, reale con in prima fila i cattedratici di quella che io definisco la “scuola bolognese” e cioè quel movimento particolarmente attivo nel dibattito sul futuro del PD. No, non basta twittare, scrivere su quotidiani e periodici. E' necessaria una fase nuova coalizzata non in coacervo intellettuale ma plasmata su articolato manifesto. Sofia Ventura, Elisabetta Gualmini, Giovanna Cosenza e Salvatore Vassallo vedrei bene come input prodromico del laboratorio. Michela Marzano, nel post shock parlamentare, è altra risorsa rosa inconfutabile.

Si vagli questa piattaforma e la si faccia decollare.

(24.04.13)

                                                                MIMMO CHIANURA - @MimmoChianura










LA LECTIO COSTITUZIONALE

diario 23/4/2013


RE GIORGIO - Una vera e propria lectio di diritto costituzionale di Giorgio Napolitano alle Camere riunite. Passato il tempo dello studio, sul manuale di Pietro Virga, ieri mi sono accomodato per ascoltare il discorso del Presidente con piglio attento del discente. I più applaudivano, nella (mia) netta sensazione di ampio cambiamento epocale dove “loro” non erano artefici ma bensì semplici fruitori del pensiero presidenziale. Nulla è più evidente della involuzione politica attuale e capace, esclusivamente, nella sua catarsi di generare il movimento grillino. Si scalpita a destra ed a manca con il doppio fine di riservarsi ancora un posto di visibilità oppure di dare sfogo alla bramosia di potere bruciando le tappe. L'Icaro ambizioso rischia la demenza e lo schianto relativo.

I FRANCHI TIRATORI – Romano Prodi avrà tempo per salire al Colle ma consumerà, nell'attesa, il piatto freddo della vendetta. Sa aspettare il professore. Non mancherà l'opportunità di tendere l'imboscata a Massimo D'Alema ed aficionados. Trincerarsi dietro l'indignazione dello “stare fuori” è il segno più evidente della mancata indicazione ai “suoi” di votare Prodi. Poteva farlo il “lider maximo” ma non l'ha fatto. Quale prova più evidente! Orfini ed i giovani turchi con contorno degli antichi popolari hanno finito di imbandire la tavola. 101 sono stati i franchi tiratori del PD.

MODERAZIONE CONTAMINATA – Mario Monti ha costruito la carriera con capacità ed applicazione del metodo. Ovvero con l'assonanza della prudenza. Il bocconiano di ferro, ha svenduto tutto l'acume saggio “salendo” in politica attratto dalle megere tardo democristiane ed aennine. Erede certo di Napolitano, rapidamente ha contaminato l'immagine ferrea con la compromissione politica. Rimane una risorsa per il futuro dell'Italia con un ruolo defilato.

L'ARDIRE NELL'ECCESSO – Il M5S sta esaurendo la sua funzione nel laboratorio Italia. Raggiunto l'apice nella rottura dialettica del grido sinistro “Tutti a Roma!”, Grillo, nella mancanza di una proposta da condividere nell'emiciclo parlamentare, ha finito per stancare un po' tutti. La mazzata presa ieri in FVG, è il passaggio obbligato verso la riflessione. L'elemento propositivo deve avvenire nel rispetto delle istituzioni e della costituzione italiana. Il dietrofront clamoroso di sabato, voluto fortissimamente dalla Cancellieri, è un indizio ad evitare l'eccesso. FN, non si è fatta pregare per scendere in piazza. Idem per i centri sociali di CasaPound. Le esternazioni disgustose rilasciate ai giornali esteri, sono la prova provata di semplificazione e superficialità. L'intervista al tedesco Bild pubblicata oggi acclara la tesi. L'ultimo sondaggio web, ha visto la partecipazione di poco più di 28mila persone.

PD – Dopo Monti, anche Matteo Renzi, preso da fulgore mediatico e delirio di onnipotenza, aspira a diventare premier di “coalizione", "governissimo", “larghe intese” od altro formulario dell'astratta alchimia politica. Saggiamente, rimarrei al suo posto fuori a questo giro, raccorderei la dialettica al pensiero e...farei tanta opera di umiltà. Una volta tanto gli italiani non direbbero: "Toh un altro istrione toscano!" Nei giorni scorsi il conte Mascetti interpretato dal de cuius Tognazzi è tornato in auge con la celeberrima “supercazzola”. Matteo Renzi docet?

(23.04.13)

                                                             Mimmo Chianura - @MimmoChianura