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mimmochianura

LA LECTIO COSTITUZIONALE

diario 23/4/2013


RE GIORGIO - Una vera e propria lectio di diritto costituzionale di Giorgio Napolitano alle Camere riunite. Passato il tempo dello studio, sul manuale di Pietro Virga, ieri mi sono accomodato per ascoltare il discorso del Presidente con piglio attento del discente. I più applaudivano, nella (mia) netta sensazione di ampio cambiamento epocale dove “loro” non erano artefici ma bensì semplici fruitori del pensiero presidenziale. Nulla è più evidente della involuzione politica attuale e capace, esclusivamente, nella sua catarsi di generare il movimento grillino. Si scalpita a destra ed a manca con il doppio fine di riservarsi ancora un posto di visibilità oppure di dare sfogo alla bramosia di potere bruciando le tappe. L'Icaro ambizioso rischia la demenza e lo schianto relativo.

I FRANCHI TIRATORI – Romano Prodi avrà tempo per salire al Colle ma consumerà, nell'attesa, il piatto freddo della vendetta. Sa aspettare il professore. Non mancherà l'opportunità di tendere l'imboscata a Massimo D'Alema ed aficionados. Trincerarsi dietro l'indignazione dello “stare fuori” è il segno più evidente della mancata indicazione ai “suoi” di votare Prodi. Poteva farlo il “lider maximo” ma non l'ha fatto. Quale prova più evidente! Orfini ed i giovani turchi con contorno degli antichi popolari hanno finito di imbandire la tavola. 101 sono stati i franchi tiratori del PD.

MODERAZIONE CONTAMINATA – Mario Monti ha costruito la carriera con capacità ed applicazione del metodo. Ovvero con l'assonanza della prudenza. Il bocconiano di ferro, ha svenduto tutto l'acume saggio “salendo” in politica attratto dalle megere tardo democristiane ed aennine. Erede certo di Napolitano, rapidamente ha contaminato l'immagine ferrea con la compromissione politica. Rimane una risorsa per il futuro dell'Italia con un ruolo defilato.

L'ARDIRE NELL'ECCESSO – Il M5S sta esaurendo la sua funzione nel laboratorio Italia. Raggiunto l'apice nella rottura dialettica del grido sinistro “Tutti a Roma!”, Grillo, nella mancanza di una proposta da condividere nell'emiciclo parlamentare, ha finito per stancare un po' tutti. La mazzata presa ieri in FVG, è il passaggio obbligato verso la riflessione. L'elemento propositivo deve avvenire nel rispetto delle istituzioni e della costituzione italiana. Il dietrofront clamoroso di sabato, voluto fortissimamente dalla Cancellieri, è un indizio ad evitare l'eccesso. FN, non si è fatta pregare per scendere in piazza. Idem per i centri sociali di CasaPound. Le esternazioni disgustose rilasciate ai giornali esteri, sono la prova provata di semplificazione e superficialità. L'intervista al tedesco Bild pubblicata oggi acclara la tesi. L'ultimo sondaggio web, ha visto la partecipazione di poco più di 28mila persone.

PD – Dopo Monti, anche Matteo Renzi, preso da fulgore mediatico e delirio di onnipotenza, aspira a diventare premier di “coalizione", "governissimo", “larghe intese” od altro formulario dell'astratta alchimia politica. Saggiamente, rimarrei al suo posto fuori a questo giro, raccorderei la dialettica al pensiero e...farei tanta opera di umiltà. Una volta tanto gli italiani non direbbero: "Toh un altro istrione toscano!" Nei giorni scorsi il conte Mascetti interpretato dal de cuius Tognazzi è tornato in auge con la celeberrima “supercazzola”. Matteo Renzi docet?

(23.04.13)

                                                             Mimmo Chianura - @MimmoChianura




MAGGIORANZA VARIABILE

diario 28/2/2013




Non deve sorprendere la posizione di Grillo ad urne chiuse malgrado l'orientamento web del suo movimento pronto alla compromissione parlamentare con Bersani. Coerentemente, la campagna di M5S è stata impostata sul concetto ideale anti sistema post ideologico e ben oltre le categorie classiche della politica.

Facesse il contrario l'ex comico genovese, nella più classica azione di contaminazione politica, il consenso vedrebbe un rapido depauperamento con estinzione già storicamente tracciata dal predecessore Guglielmo Giannini nel secondo dopoguerra.

L'intuizione ha funzionato perfettamente facendo di M5S il “partito” più suffragato. Tragico è stato l'errore di Monti&C. L'ormai ex premier, corroborato dalla indubbia credibilità interna ed internazionale, è “salito” in politica perdendo il ruolo di extra partes (sua definizione) e giocandosi la carta di successore di Re Giorgio. Fidandosi di cariatidi parlamentari ed imbarcandole nella lista civica, soggiacendo alla seducente ipotesi di coprire un'area ampia e trasversale con punte estreme di consenso, ha bruciato in cinquanta giorni la caratura bocconiana. Lo spin doctor statunitense, vestito di orientamento anglosassone, ha inabissato definitivamente l'ex commissario europeo cucendogli addosso battute di poco spirito, birre, twit ed adozioni canine alle Invasioni barbariche. Fini col suo Fli è estinto, il camaleonte Casini entra per il rotto della cuffia.

Il blando Ingroia, lasciato il prestigioso incarico in Guatemala, prestandosi al gioco vetero del diafano Ferrero, dell'inappagato Diliberto, del consunto Di Pietro è caduto pancia in giù rompendosi i denti.

Grillo è l'esclusivo vincitore di questa campagna elettorale. Non farà sconti a nessuno. Per lui, nulla è negoziabile. Il tempo dei governi delle “larghe intese” è roba del Paleozoico inferiore ovvero della prima repubblica.

Azzardo alcune ipotesi:

  • un Governo (Bersani?) che si attiva con una maggioranza variabile (vedi l'ARS siciliana con appoggio esterno dei grillini) a seconda dei provvedimenti e con mandato a termine;

  • un patto Pd/Pdl con programma minimale (riforma elettorale ecc.) e governo a termine presieduto da alta autorità istituzionale.

Napolitano è nel semestre bianco con rischio di “ingorgo” istituzionale. Non è peregrina la tesi delle dimissioni per favorire l'elezione del nuovo inquilino del Quirinale.


(28.02.13)


                                                                             MIMMO CHIANURA - @MimmoChianura





NENCINI E LA SINDROME DI BERSANI

diario 12/1/2013

 

Di norma determinati eventi, abilmente manipolati ed amplificati dai vari circuiti massmediologici, distolgono l'attenzione da altri avvenimenti apparentemente di caratura minore. La sottotraccia è palesata dall'orgia di notizie dei blog, social network, giornali, tv e radio.

Rammento due cose da sottotraccia, reiterate sistematicamente nel periodo ferragostano: 1) i governi succedutisi nel corso degli anni somministravano all'italico cittadino qualche balzello impositivo; 2) con rituale e strana coincidenza, dei blitz facevano tracollare determinati titoli quotati sulle borse internazionali oppure crollavano direttamente i listini.

Si è ritenuto di essere arbitri e di scommettere anche con gli allibratori inglesi, per lo scontro “monstre” di giovedì sera. Nell'epico duello da consumare, altro era stato masticato e digerito in via san Andrea delle Fratte a Roma.

Nella naturale perdizione tra cirri e nuvole, ho seguito su Twitter Riccardo Nencini attuale segretario del redivivo PSI. Di toscano, sembra avere poco o niente con impalpabile assenza di guasconate ad hoc. Eppure nei giorni scorsi ha blaterato e non poco per farsi ascoltare da Bersani. Motivo del contendere: la poca visibilità dei socialisti e la necessità di essere presenti nella prossima legislatura nei palazzi romani. La storia non và dimenticata ripeteva Nencini al segretario del Partito democratico. Bersani, prima indifferente poi infastidito, appena Nencini si è parato ad alzo zero, ha ceduto di botto.

Il candidato premier, deve essersi ricordato di Rutelli, radicali e voltagabbana vari. Non desiderava altra spina nel fianco. Di fatto, Nencini è riuscito a strappare un buon numero di futuri parlamentari di area PSI per le “seggiole”. Non saranno tre come preventivato da Bersani nei primi approcci.

La quadra del cerchio l'ho cercata e trovata nell'editoriale pubblicato da Nencini sul blog de l'Avanti. E' verosimile che i socialisti, col Porcellum in corso, oltre a trovare ospitalità nelle liste democrat, correranno da soli in alcuni collegi senatoriali almeno di Lazio e Calabria.

Il PD risente in modo sistemico di sindromi: Veltroni temeva la sindrome di ritorno dei socialisti, Bersani soffre di evidente sindrome di squilibrio a sinistra.

A leggere attentamente Nencini, devo ritenere giusta la tesi di Veltroni.

(12.01.13)

                                                         MIMMO CHIANURA - @MimmoChianura